Note sul Deep TM

Abbiamo recentemente fatto un piccolo seminario “inter nos”  confrontandoci su “errori ed omissioni dei corsi”.

Il tocco. Non si inizia con sfioramenti leggeri e riscaldanti salvo non serva a noi per valutare il tessuto o il paziente non sia troppo teso. Si inizia affondando lentamente nel tessuto fino al piano cercato e proseguendo in orizzontale da 30° a 45° con uno stroke sul piano. “Srotolare” e/o “spingere” è l’azione che più gli somiglia. NON si va con peso sull’ osso anche se trattiamo anche il periostio e le salienze. (trattare non è pesare).  Se il paziente fosse troppo teso è sempre meglio una mano “pesante” e sicura di una mano sfiorante. Il perchè è biochimico: vengono stimolate endorfine. Ugualmente non si afferra un muscolo come si farebbe con un impastamento.  Si entra lentamente lateralmente e andando in profondità o meno ma sul piano cercato.

Il trasverso profondo. Come ha ben spiegato R. Schleip in un video,  la rete fasciale se trattata col trasverso, ossia non in linea con fibre e vasi e nervo, tende a spezzarsi. Il trasverso si usa in condizioni di extrema ratio. Schleip infatti mai e mai cita Ciriax  se non per dire che è bravo in anatomia e ha i video troppo cari. 😀

Lavorare col movimento. Non deve lavorare col movimento il terapista se non in situazioni particolari o per mostrare il movimento. Deve lavorare il paziente mentre il terapista lavora. Uno sternocleido si lavora mentre il pz ruota la testa in controlaterale. Se opero nel setto fra i gemelli, il pz farà una flessione del piede lenta con ritorno e di nuovo. Non sarà MAI il terapista a fargliela. Diversamente il vantaggio non si incide nello schema corporeo e motorio.

Posizioni. Evitare di mettere il pz in posizioni strane: torsioni, rotazioni, elevazioni tendenzialmente “strappano” il tessuto fasciale. Sono la pressione e il calore che portano un gel (collagene) da gel a sol non le acrobazie. [ci riflettano gli orientalisti]

Tensioni-estensioni. Non lavorare mai col muscolo non esteso. Per es. se tratto i gemelli con il ginocchio flesso faccio un lavoro inutile. Li tratteremo in posizione supina estesa e con un movimento di flessione del piede.  Il ginocchio leggermente flesso lo userò con i peronieri  e gli estensori delle dita in seduta laterale.

La memoria del trauma. Sappiamo che una contrazione può essere sedimentata come risultato di un trauma. Sappiamo che liberando la contrazione può ritornare il ricordo o persino risolversi il trauma. [cfr. Levine] Sappiamo che il lavoro fasciale ha risultati inattesi come visione di colori, immagini, odori ma anche stanchezza, sensazione di “sballo”, confusione, euforia…Tuttavia è bene lasciare queste intenzioni terapeutiche a chi le sa fare e ha una preparazione specifica. Perchè un terapista NON HA i mezzi, la formazione analitica per seguire il paziente e gestire la relazione che ne segue.

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