La fascia (ancora per junior)

Ancora alcuni concetti per gli junior.

https://bodyworking.wordpress.com/2020/03/30/fascia-per-iniziandi/qui avevamo raccontato qualcosa sulla fascia.

Continuiamo con altre ricerche e scoperte.

Guardavamo la pagina personale di un terapista e leggiamo che fa “Fasciale, miofasciale, decontratturante, Trigger Point..”   Se ci capisco poco dico ” tanta roba!”, se ci capisco qualcosa so che ha allungato il brodo.

Abbiamo detto che nel corpo si è legati insieme in ogni cellula, ogni muscolo, ogni osso, ogni organo, ogni nervo da qualcosa chiamato fascia.  La ricerca scientifica sulla fascia sta aumentando sempre più e più aumenta più capiamo che la distanza fra fasciale-miofasciale-decontratturante e TP è cortissima, per lo più inutile.

Sappiamo che per parlare (e lavorare) sulla fascia dobbiamo aver chiaro il concetto di resilienza che governerà poi la tensegrity. La resilienza è la capacità di resistere ai traumi senza o quasi riportare danni compromissivi.

Un modo semplice di pensare alla tensegrità è guardare le tensostrutture. Quello che spinge e quello che tira sono in equilibrio, la tensione viene distribuita in tutto il sistema. Tuttavia anche quando il sistema si torce, la struttura sta sempre in piedi ed è difficile farla collassare.

Lo stesso avviene nel “sistema corpo”. “La fascia è l’organo della forma” dice Ida Rolf.

Se la forma del corpo è data da un insieme membranoso mutevole, significa che ogni insulto che arriva in un punto può ripercuotersi in molto altri punti anche distanti.

Quando andrai a lavorare dovrai lavorare sulla causa e non sul punto di dolore. Certo, puoi fare anche quello ma si rivelerà un palliativo.  Allora cosa devi fare? Avere una visione dell’ insieme e un piano di lavoro. In un vero lavoro fasciale non si può fare del segmentario. E sono segmentari il miofasciale, il decontratturante, la TPTherapy. Non è segmentario il fasciale se si è capito come funziona.

Oggi gli esami istologici hanno definito esserci 3 principali categorie di fascia (2019).

Fascia superficiale (o areolare o pannicolare).

Si trova appena sotto la pelle ed è composta da fibre di collagene areolari disposte in modo lasco in una matrice con cellule adipose. Questo strato è spugnoso, elastico o soffice. Il 98% del tuo corpo è ricoperto da una fascia superficiale piena di grasso. L’unica area mancante del grasso protettivo è attorno alle orecchie, al naso, alle labbra, alle palpebre e allo scroto. La fascia superficiale separa la pelle dai muscoli e consente loro di scivolare l’uno sull’altro. È anche coinvolta nella regolazione della temperatura, nella circolazione e nel flusso linfatico. È costellatoa di terminazioni nervose sensoriali che aiutano a fornire al cervello un feedback sensoriale su vari tipi di tocco e pressione, una comunicazione MOLTO importante.

Fascia profonda. Un esempio molto pratico e immediato di autopalpazione profonda è la banda laterale della coscia, la famosa fascia ileotibiale. La fascia profonda ha un aspetto simile a un nastro con onde a densità diverse. È altamente organizzata nella sua disposizione e si trova intorno ai muscoli oppure come uno strato tendineo aponeurotico ispessito e ampio. Questo strato di fascia aiuta a mantenere tutto separato ma ancora connesso. È anche lo strato in cui avviene la trasmissione della forza muscolate. Per lo più è coinvolta nella postura.

Fascia intermedia o mobile o allentata: è un po’ più difficile individuarla perché è una zona intermedia mobile che mantiene uniti degli strati. Per un esempio concreto: prendi una parte muscolare del tuo avambraccio e muovila in varie direzioni, avanti e indietro, su e giù poi lascia andare e guardala tornare alla forma dell’avambraccio. Non può essere classificata come superficiale o profonda ma è uno strato di collegamento intermedio fra i vari piani. Strutturalmente, può essere simile a una membrana (infatti qualcuno la definisce fascia membranosa). “La fascia allentata consente il movimento di scivolamento e scorrimento su tutto il corpo. ” Questa zona “libera”della fascia ha generato da tempo un’altra scoperta anatomica: l’ “interstizio” o spazio pieno di liquido che percorre tutto il corpo e che è luogo di importanti scambi nonchè ciò che permette il movimento. E’ lo spazio della già nota matrice/matrix o “liquido lacunare” o “sostanza fondamentale”

Cos’è invece la Miofascia?

E’ SOLO quella che penetra un muscolo. Non vi è alcun muscolo che non abbia la fascia che si snoda attraverso ogni strato delle sue cellule e fascicoli e che circonda tutta la sua struttura. Ma questa fascia poi va altrove, prosegue con altri collegamenti tutti sede di scambi, metabolismi, percezioni e dunque coinvolti. Probabilmente il motivo per cui “miofasciale” ottiene così tanta attenzione, è perché i ricercatori di terapie fasciali spesso sono relazionati agli ambiti sportivi, alle prestazioni e dunque il loro obiettivo è migliorare la forza, migliorare la flessibilità e migliorare il controllo motorio. Ma se esiste una lesione, fosse pure una contrattura, è davvero tempo perso. Il paziente esce e dopo 10 giorni è ancora lì e alla fine dirà che non sei capace di risolvergli il problema. Anche se tendiamo a voler separare e classificare per comprendere meglio, la fascia e la relativa terapia, no, non funziona proprio in questo modo.

 

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