Capire la fascia (per iniziandi)

La fascia e la liberazione fasciale.

Storicamente ignorata, assente dalle tavole di anatomia da dopo l’800, non ritenuta interessante dai chirurghi, incompresa nella funzione, la fascia torna adesso prepotentemente alla ribalta dopo lughi studi iniziati nell’ osteopatia americana per merito di Still e altri come Ida Rolf che ne ha compreso il ruolo nella mobilità e nell’integrità posturale. La ricerca scientifica si sta espandendo continuamente a mano a mano che cresce la nostra capacità di capire il suo funzionamento.

Cos’è la fascia?

Nella galassia del tuo corpo, sei legato insieme, da ogni cellula, ogni muscolo, ogni osso, ogni organo, ogni nervo, da qualcosa chiamato fascia.

Questa continuità della fascia ha un impatto enorme sulla tua percezione del dolore e sulla tua capacità di stare bene.

La fascia è stata a lungo fraintesa perché non ha una forma particolare. Cambia forma attorno al tuo corpo, a volte è soda e fibrosa, a volte è come una vela, a volte si mescola al grasso, altre volte forma mantelli membranosi all’interno dei muscoli. È difficile mettere a fuoco qualcosa che cambia costantemente – per non parlare di come si insinua nelle strutture.

“La fascia è l’organo della forma” dice Ida Rolf e intende dire che se il tuo corpo ha quella forma lì, riconoscibile fra altri corpi, questo è dovuto alla fascia.

M a cominciamo con la tensegrity, un concetto che deve essere compreso insieme alla fascia.

Tensegrity

Un modo semplice di pensare alla tensegrità è guardare le tensostrutture come quella nella foto

Quello che spinge e quello che tira sono in equilibrio, la tensione viene distribuita in tutto il sistema e il sistema sta in piedi. Lo stesso avviene nel ” sistema corpo”. Ma cosa succede se uno dei tiranti della foto si allenta o tende troppo? La struttura si deforma. Non cade, continua a funzionare ma è in disfunzione. E il primo punto a cedere non è detto che sia dove “tira” troppo o troppo poco ma dove è più debole.

 

E’ il concetto della maglietta di Ida Rolf: prova a tirare una t-shirt per un angolo e vedrai il punto dove il “tiraggio” si incastra: facilmente se tiri il bordo inferiore questo si allunga e ti viene dietro ma non sarà così sul collo o la spalla, lontano da dove stai tirando.

 

Definizione e descrizione.

La fascia è sia un tessuto che un sistema.

Il sistema fasciale è costituito dal continuum di tessuti connettivi fibrosi morbidi, contenenti collagene, sciolti o densi che permeano il corpo. Incorpora elementi come tessuto adiposo, avventizo e guaine neurovascolari, aponeurosi, fasce profonde e superficiali, epinevrio, capsule articolari, legamenti, membrane, meningi, espansioni miofasciali, periostio, retinacoli, setti, tendini, fasce viscerali, tutto l’intramuscolare, tessuti connettivi intermuscolari compreso endo- / peri- / epimisio.

Il sistema fasciale circonda, si intreccia e compenetra tutti gli organi, i muscoli, le ossa e le fibre nervose, dotando il corpo di una struttura funzionale e fornendo un ambiente che consente a tutti i sistemi corporei di operare in modo integrato.

Premessa: esistono diversi tipi di nomenclatura fasciale e molte litigate, sommesse o meno, fra gli esperti. Siamo in un clima di “facciamo a chi tira più lontano”. Proviamo a ignorarlo.

Partiamo dall’ immagine più semplice. Sono fascia le parti in bianco che avvolgono il muscolo ma anche tutte le fibre che separano ma anche collegano E’ fascia la parte che diventa tendine e collega con l’osso e spesso si insinua nell’ osso. Chiaramente hanno proprietà diverse perchè se l’una deve essere morbida, mobile, scivolosa, l’altra deve diventare progressivamente rigida fino ad essere sostenitiva.

 

Nota.

Endomisio : le fibre fasciali che avvolgono le singole cellule muscolari
Perimisio : lo strato fasciale che avvolge gruppi di cellule muscolari e le racchiude, formando fascicoli
Epimisio : lo strato fasciale che avvolge e racchiude gruppi di fascicoli

Come è la fascia.

La fascia è un colloide. Sono colloidi le gelatine, le creme in gel, alcune colle, il latte, la maionese, il dentifricio.., ossia sostanze disperse in un liquido. Ovviamente cambia la densità. In questo colloide la parte sospesa sono moltissime cellule e la parte liquida è la matrice extracellulare o sostanza fondamentale o matrix. Il ruolo di queste cellule è importantissimo e lo vedremo in altra documentazione * per non appesantire questa. Diciamo solo che siamo in presenza di collagene ed elastina, elementi che forniscono supporto e struttura (l’impalcatura) per tutto il corpo.

Il collagene è la proteina principale e ha un’enorme resistenza alla trazione ossia può essere allungato senza rompersi. L’elastina è una fibra molto elastica che aggiunge ulteriore resilienza alla fascia.

Abbiamo così una zuppa gelatinosa che riempie tutti i punti vuoti nel nostro “spazio interiore” ed è in questa zona che avvengono fondamentali scambi chimici tra sangue, linfa e cellule tissutali.

Questa sostanza è anche fondamentale per lo scivolamento dei tessuti.

Una prima cosa da sapere è sulla miofascia perchè circolano molte informazioni errate. La miofascia è SOLO la parte che avvolge i muscoli e le loro fibre.

Il resto è fascia. Dire massaggio miofasciale o dire massaggio muscolare è la stessa cosa. Il vero lavoro fasciale è un’ altra cosa.

Se andiamo poi a guardare come è fatta la miofascia la troviamo all’ incirca così.

Vediamo uno strato alveolare come fosse una spugna e come una spugna è elastico o soffice ma non assorbente. Per questo non possiamo paragonarla in toto a una spugna.

Questa fascia superficiale è composta da fibre di collagene ed elastina, separa la pelle dai muscoli e consente loro di scivolare l’uno sull’altro.

È anche coinvolta nella regolazione della temperatura, nella circolazione e nel flusso linfatico. È costellata di terminazioni nervose sensoriali che aiutano a fornire al cervello un feedback sensoriale su vari tipi di tocco e pressione, una comunicazione MOLTO importante che vedremo in altra documentazione specifica.

Ma, direte voi, cosa c’è nello spazio vuoto? Cosa la fa scivolare? Scivola perchè è un gel fatto di collage ed elastina ma questo non basterebbe. Scivola perchè è immersa nella matrice o liquido lacunare. Il tutto diventa una zona ricchissima di scambi ormonali, nutritizi e capacità di scarto.

Ma non tutta, come si diceva è miofascia e scivola o meglio, ha la stessa capacità. Là dove diventa tendine e deve reggere un lavoro, una fatica, si fa robusta, spessa, coriacea, altamente organizzata nella sua disposizione. Questa si trova intorno ai muscoli o come uno strato tendineo aponeurotico ispessito, più o meno ampio. È anche lo strato in cui la trasmissione della forza miofasciale avviene attraverso il bypass di un’articolazione o di muscoli vicini. Pensiamo alla fascia lata o all’ inserzione dello psoas sul poccolo trocantere, al tratto ileotibilale col tibiale anteriore, ecc. Questo strato di fascia aiuta a mantenere tutto separato ma connesso e quasi sempre non siamo più nel sottocutaneo ma nei tessuti profondi. Dove avvengono i maggiori cambiamenti posturali e i maggiori vantaggi al lavoro fasciale. Per questo il massaggio miofasciale, ossia muscolare non è fasciale e non può essere posturale.

 

Se poi andiamo nell’ addome troviamo un intrico di membrane elastiche e sostenitive più o meno fatte così.

 

Nel 2018 lo studio della fascia ha generato un’altra scoperta anatomica: un “nuovo” tipo di tessuto fasciale ossia quello che potremmo definire “di cucitura” ossia tessuto fasciale che mantiene collegati degli strati.

Per es. è tipico dell’ avambraccio dove possiamo pinzare del tessuto, muoverlo in varie direzioni e vederlo tornare nell’ aspetto di prima. Questa cosa resa è possibile dallo strato di collegamento intermedio tra gli strati. In sostanza ci sono alcuni “nastri” di tessuto, lungo i quali viene trasferita la tensione e l’energia per l’azione, che consentono il movimento e forniscono stabilità.

Queste continuità miofasciali sono descritte da Tom Myers nel suo libro Anatomy Trains ma non hanno ancora ricevuto alcuna certificazione da parte della comunità scientifica.

L’obiezione maggiore è che non è detto che per ciascun individuo le cose stiano così. Incidenti, malattie, cicatrici, disfunzioni di ogni genere (pensiamo solo a un cesareo..) costringono la persona a compensi e a “lavorare” in maniera diversa. Una cosa cha aveva capito ancora la signorina Mèziéres. Un altro problema è che Myers ha eseguito lui stesso le dissezioni ricavandone queste fascie di tensione ma il lavoro non è stato certificato da altri. Il che non vuol dire che non abbia ragione. E’ il buon senso che ci dice che un copro umano non è uno schema elettrico e trova risorse per funzionare anche se la corrente “non passa”

Vediamo le principali.

Linea frontale superficiale : collega l’intera superficie anteriore del corpo dalla parte superiore dei piedi al lato del cranio.

Linea posteriore superficiale – collega l’intera superficie posteriore del corpo dalla parte inferiore del piede alla parte superiore della testa.

Linea a spirale : avvolge il corpo in una spirale, collegando un lato della parte superiore del corpo con il lato opposto della parte inferiore del corpo, sia sul lato anteriore che su quello posteriore del corpo.

Linea laterale : collega ciascun lato del corpo dalla metà del piede, verso l’esterno della caviglia, l’esterno della gamba e della coscia, lungo il tronco, sotto la spalla e lungo il lato del collo verso orecchio.

Linea frontale profonda – comprende il nucleo miofasciale del corpo.

Linee del braccio : corrono dalla gabbia toracica e dalla colonna vertebrale attraverso la spalla e la mano.

Che cos’è il rilascio miofasciale?

Il concetto di “rilascio miofasciale” viene ampiamente utilizzato da chi spera di mettere una bandiera su un nuovo territorio anatomico e i media hanno divulgato di questo termine.

Da dove proviene. “Rilascio miofasciale” deriva da Still e dai suoi primi studenti che utilizzavano la capacità di palpazione per percepire una bariera di tensione fasciale che con una pressione o uno stiramento o una mobilizzazione veniva risolta. In pratica quello che noi facciamo nei corsi di Touch.

Questa di Still l’ha usata e diffusa molto John Barnes negli anni ’70 sia come stiramento che come digitopressione. Ma ancora è un cattivo uso del termine perchè c’è poco di “mio” nel tocco e nel rilascio osteopatico. Come abbiamo visto la fascia attraversa tutto il tuo corpo; il tuo sistema nervoso, il tuo sistema vascolare, TUTTI i tuoi sistemi siedono al suo interno, non solo quello muscolare.

Una delle obiezioni fatte a Myers è che, usando i rulli di schiuma sulle linee, non si è trovato alcun cambiamento nella fascia e neppure nello spessore fasciale, mentre è notevolmente aumentata la ROM. Il che fa pensare che quello che gioca sia piuttosto un effetto “stretching”.

In verità poi si è visto che la mobilità extra potrebbe venire anche dall’input verso il SNC dei recettori sensoriali della pelle, della fascia e della miofascia. Quindi, se è errato parlare di miofascia siamo davanti a una nuova scoperta: l’imput dei recettori. E su questo rimandiamo al documento della fascia come organo della forma

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