Posturale (ancora) – riflessioni

Once upon a time.. forse il ’90 o ’92…

sardegna-mare
Sul terrazzo di casa si chiacchierava con Giovanni Oliva fondatore e vicepresidente dell’Associazione Riabilitatori Insufficienza Respiratoria (ARIR). Giovanni mi disse una cosa che fu determinante per il mio percorso: “Al paziente va fatto sperimentare il diverso”.
Mai potrei essere più grata verso un collega per una cosa cosí ovvia. In un lampo si coniugava la mia decennale esperienza psy con la terapia corporea e i percorsi di posturale. Avevo attraversato la bioenergetica, l’RPG di Souchard, il Pancafit, la psicomotricità in Unicatt, con la Pierre, un polverone di osteorobe, seminari a 700 euro al giorno con Speece e Willard..e ancora NO, proprio NO, il cerchio non quadrava.
Cominciò a quadrare con il re-balancing e poi il Rolfing ma ancora non avevo chiaro lo scenario.

Cosí un giorno, dovendo assolutamente cercare un fisioterapista posturologo all’altezza della situazione, spulcio decine di curriculum e pagine web.
Che trovo? Un mazzo corposo di gente che fa RPG, una pletora di Pancafit, pulviscoli di miofasciali usati come tecnica. Buttati via se non si inseriscono in un metodo. Troppa gente che fa troppe cose, bulimici del pannello attrezzi. Un pó di tutto significa niente di ogni cosa.

Allora torno a pensare a Giovanni, ai nostri tempi, allo scenario. Viviamo ogni minuto mille ansie: la scuola, la famiglia, gli affetti, il mutuo, la banca.. Se non abbiamo problemi concreti siamo tanto ansioso-genetici che ce li procuriamo con le guerre di religione. Nessun dio ma animalisti, ambientalisti, vaccinisti, razzisti, gayisti, dietomani.. continuamente ingaggiati in qualcosa, con l’adrenalina a mille.

Schermata 2016-06-22 a 14.51.05E cosí arriva un paziente tipico: é teso, contratto, allineato come un quadro di Pollock e io che gli faccio?
Gli do un compitino: lo metto su una macchina a fare esercizi o lo metto in squadra e lí resta finché sopporta. Oh certo lo aiuto (forse), un massaggino qui, una correzione lí. E gli/mi prospetto un cammino di correzione eterno: ci sta minimo 8 mesi a fare queste posturali. therapy-vintage
Ma che ho fatto per lui? Gli ho fatto sperimentare quello che già conosce: fare un compito, obbedire, riuscire, restare nel mondo della competizione. Cosa ha guadagnato? Nulla. Peggio: gli ho rinforzato il modello.
E poi il risultato neanche permane perché non gli ho fatto sperimentare il vantaggio ottenuto. Nulla si é inciso nel suo schema corporeo o motorio.

La regola: “Su un paziente attivo si deve usare un metodo passivo, su un paziente passivo…dipende..(altro capitolo)”
Ed é qui che vincono metodi come il Rolfing e suoi succedanei (non tutti ma mi si passi). 10 sedute, riallineamento, metodo passivo ma con una piccola, non impegnativa fase attiva di ricerca, sperimentazione, curiosità, educazione e assimilazione del vantaggio ottenuto nello schema corporeo e motorio.

Allora mi chiedo “Ma perché?” Perché devo andare contro la logica e in più tormentare un paziente e tenerlo paziente per 8-12 mesi se non di più? Perché usare un metodo alla Bertelé con 3-4-5 terapisti su un poverocristo, perché sbatterlo in una panchetta/postura finché resiste? Ma come si fa a non aver riflettuto su due cose:
a) che é il metodo mutuato dalla medicina europea: “tenere il paziente lí, guarirlo poco, possibilmente metterlo in un limbo affinché sia sempre fonte di guadagno”.
b) i tempi sono cambiati, se non cambiamo una pletora di persone invece di andare in terapia continua a far massaggi con le campane tibetane, i cristalli e l’aurasoma: un epic fail progettuale e commerciale.

Piccola nota.
Non deve essere un caso se i metodi “fast and soon” hanno le radici in USA dove le guerre hanno portato a casa plotoni di lesionati che, se non reimmessi nel mondo del lavoro, creavano piú problemi sociali della lesione.
Non deve essere un caso se questi metodi si sono diffusi poi nel mondo tedesco e anglosassone dove vince il merito e l’efficienza. Al contrario pochissimo in Italia dove é incentivato l’affidarsi allo stato, al medico e alla madonna dei sette dolori, “mai ‘na gioia”mai-gioia

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