Hubert Godard piccole note

Vorrei qui mostrare agli allievi di Posturale un’ immagine di Godard che ci parla di tantissime cose.
Guardiamo questo gesto partendo dal generale per poi osservare il terreno.
Hubert sta facendo un gesto che ci manda la sensazione di un innalzamento e una proiezione in avanti. Non è solo una persona che ha alzato un braccio ma una persona che potrebbe spiccare o che sta spiccando un volo. C’è un’ armonia e una leggerezza stupefacente. C’è una persona che ha organizzato il gesto ma anche lo spazio davanti a sè e attorno a sè.
Ma se osserviamo bene non c’è elevazione del piede. E questo è stupefacente perchè dimostra una possibilità di andare, organizzare, essere, vivere, volare, rimanendo. Dunque un’ elevazione rimanendo a terra, una proiezione in avanti radicata. Il suolo e l’aria. Terra e cielo. Sogno e reale.
La possibilità, la potenzialità è manifesta e tuttavia non attuata. Ha iniziato a volare senza volare. Osserviamo poi la leggera rotazione del busto. Quando noi vediamo nelle persone una rotazione del busto vediamo molto più un avvitamento, ossia il contario di uno slancio, di un volo, che anzi, se fosse attuato in torsione, sarebbe catastrofico, da fumetti.
E dunque siamo di fronte a una potenzialità che sarebbe inscritta in tutti i corpi ma che noi non siamo abituati a conoscere, percepire e dunque neppure procurarci. Una potenzialità che è fatta di flessibilità, resilienza, elasticità, equilibrio…
E ora guardiamo questo ingrandimento

Anche qui quando noi osserviamo un corpo che alza un braccio, facilmente lo vediamo andare in lordosi cervicale, il braccio lo vediamo sostenuto  dalla spalla e dal gran dentato e con un cattivo allineamento (il più frequente rigarda il polso). Qui invece è il braccio che sostiene sè stesso, l’occhio è allineato con l’orizzonte e non c’è lordosi cervicale.
L’insieme ci riporta all’ altro articolo su HG quando lui parla prima dello slancio del danzatore che o c’è o non c’è, o ha organizzato lo spazio o non lo ha fatto (è l’organizzazione dello spazio una conseguenza dell’ organizzazione del corpo?) e poi parla di Cunningham nell’iscrivere un gesto nello spazio, nel tagliare lo spazio, violare una resistenza e mantenere una distanza. Il gesto bound flow che forza lo spettatore e qui forza l’allievo a fargli osservare un discorso, il suo discorso.
Ecco questa è una frontiera del lavoro sul corpo che ha un’ appartenenza specifica, un luogo di possibile genesi, quella del pensiero di Ida Rolf e del Rolfing (www.rolfing-italia.it) e che è terribilmente difficile da far capire anche ai professionisti, che siano sportivi che siano terapisti.
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