La fascia (e altro)

Questo documento è ” work in progress”  NON è da considerare un documento definitivo ma un appunto e riguarda gli iscritti al corso di Deep Massage e al corso di Chua K’a.
E’ indispensabile conoscerlo PRIMA di arrivare al corso per avere un background comune, considerato il monte ore ridotto. Parallelamente è da conoscere l’anatomia. Per un ripasso è utile il Leonard Platzer, Apparato muscolare, ed. Ambrosiana, ottimo volumetto formato tascabile.
Allievi senza questi requisiti di conoscenza verranno allontanati e trattenuto il rimborso spese.
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LA FASCIA
La fascia, questa misconosciuta.
Un assistente d’anatomia iniziò la sua spiegazione in un modo forse riduttivo e poco tecnico ma alquanto efficace:
” Avete presente quando togliete la pelle al pollo, quel sottile film traslucido che avvolge tutti i muscoli, si fa più spesso e duro sulle ossa, più molle e gelatinoso in altri distretti?
Ebbene, quella è la fascia del pollo.
E’ una grande rete che avvolge tutti i muscoli e tutte le singole fibre muscolari in modo che esse vi trovano sia sostegno sia scorrimento, come i pistoni in un cilindro. Questa grande rete si lega alle ossa, crea tendini o aponeurosi, si insedia nei legamenti e nelle capsule articolari, avvolge e separa tutti i visceri, cuore, fegato, polmoni e così via.”
La fascia (al singolare) è dunque un insieme membranoso molto esteso in cui tutto è legato con una continuità tale da costituire una vero e proprio organo a sé stante, con una propria funzione specifica che vedremo.
IDA ROLF in Il Rolfing e la realtà fisica, Astrolabio, pag.138, dice:
” La fascia è una rete di sottile tessuto elastico che esiste in strati continui in tutto il corpo.
I muscoli e le ossa sono organizzati e sostenuti da questa rete, come pure tutti gli elementi che costituiscono il corpo umano.
“The endlessweb”= la fascia è una rete senza fine, priva di discontinuità
La forma che riconosciamo come “individuo”, il suo aspetto formale, estetico è dovuto alla fascia. La posizione, il tono e la condizione della fascia rendono le gambe di una persona riconoscibili come sue o fanno sì che il collo e la testa di un’altra siano facilmente riconoscibili anche a distanza.
Per questo la fascia viene detta anche “l’organo della forma”.

Queste nozioni potranno forse stupire perché studiando anatomia non è così che ci viene presentata. Ci vengono presentate le fasce (endocardica, parietale, periesofagea…) quali mere strutture di protezione di un organo e non viene mai accennato ad un insieme tissutale costituito da un continuum, un unico pezzo che, oltre alle funzioni settoriali suddette ha importanti funzioni globali.
Questo accade perché la fascia, o meglio, grandi parti di essa, sono sparite dalle tavole d’anatomia nel momento in cui l’anatomia è stata asservita alla chirurgia, dunque per studiarla dobbiamo ricorrere alle vecchie tavole anatomiche, agli studi degli osteopati o ai nuovi studi d’alcuni ricercatori.
Prima di vedere, in modo molto semplificato, come funziona la fascia pensiamo a una maglia tirata in un angolo.
Pensiamo a come spesso, una trazione/tensione che si crea in un punto, possa generere una deformazione in tutta la “rete” e come questa deformazione possa causare dolore, disagio o insofferenza anche in punti molto distanti dal luogo di trazione vero e proprio.
Questi disagi o insofferenze o “stare male con sé stessi” non sempre sono attribuibili a motivi psicologici, come sommariamente si tenta di fare troppo frequentemente.
A volte sono attribuibili invece a poca libertà di movimento dovuta ad aderenze cicatriziali (pensiamo a quelle occulte sul viscerale) o depositi di collagene o esiti di incidenti.
Fatta questa premessa passiamo ora a vedere la biochimica della fascia.
Dice Ida Rolf (ibid.):
“Nelle descrizioni anatomiche in genere si suddivide il corpo in elementi: ossa, muscoli, organi, ghiandole, nervi, ecc. Questo tipo di descrizione non ritiene il tessuto fasciale sufficientemente complesso da meritare un’attenzione esauriente. Ma se osserviamo il corpo nei termini del suo sviluppo funzionale, emerge un quadro diverso. Il corpo umano si sviluppa a partire da tre tipi di tessuto:
l’ectoderma, che dà origine a nervi, pelle, organi di senso, ecc.,
l’endoderma, che dà origine agli organi interni, alla linfa, ecc.,
il mesoderma, che diventa tessuto di sostegno, cioè ossa, tendini, muscoli, fascia, ecc. Costoro sono riconosciuti dal punto di vista biochimico come un tessuto fondamentale, con grado variabile d’elasticità, stabilità, mutevolezza a seconda della sua composizione chimica.”
Dunque la fascia è sede d’importanti, quanto poco conosciuti, processi biochimici.
In prima istanza le cellule connettivali vi producono due proteine costitutive: il collagene e l’elastina.
(per cortesia cercare nel web le immagini dei riferimenti anatomici altrimenti questa pagina diventa troppo pesante)
Poco o nulla sappiamo dell’elastina: che è una proteina a lunga durata e a formazione stabile, che è costituita da fibre disposte a maglia di rete, più o meno larga, lassa o consistente, ma quanto ai suoi meccanismi le ricerche sono ancora insoddisfacenti.
Il collagene invece lo conosciamo molto di più: è una proteina di breve durata che si modifica, le sue fibre sono raggruppate in fasci, legate fra loro da una densa mucina idrofila che fissa le sostanze attinte dal contesto in cui si trova e che si forma in dipendenza dalla tensione del tessuto.
Notiamo che se la tensione del tessuto è continua, lenta, prolungata, le molecole di collagene si dispongono in serie, le fibre ed i fasci si allungano.
Se invece il tessuto è sottoposto a tensioni brevi, veloci e ripetute, le molecole si dispongono in parallelo, le fibre ed i fasci si addensano, diventano sì compatti e resistenti, ma perdono proporzionalmente in elasticità.
L’addensarsi del sistema collagene è una difesa del tessuto, ma addensandosi e diventando resistente non adempie più alla sua funzione meccanica: più si potenzia più si tende, più si tende più si addensa.
E’ un circolo chiuso fino a che l’addensamento arriva alla calcificazione (pensiamo ai tendini degli sportivi) o all’ossificazione (pensiamo all’artrosi).
L’invecchiamento dell’uomo è anche un addensamento progressivo del suo tessuto.
Il terzo elemento di questo sistema è il liquido lacunare. Occupa tutti gli spazi liberi fra cellule, fascia e rete e viene chiamato anche linfa interstiziale.
E’ un liquido vitale dall’intensa attività metabolica, un vero e proprio laboratorio che non è qui possibile esaminare.
In estrema sintesi, racchiude cellule nutritizie e macrofagi, il che spiega il suo ruolo primario sia di nutrizione sia d’eliminazione.
Come per la fascia, anche qui- quando l’anatomia e la fisiologia parlano di circolazione dei fluidi- si riferiscono assai spesso più alla circolazione sanguigna, al cosiddetto ‘cuore periferico’, ma pochissimo ci dicono dell’immensa circolazione lacunare che ne è compartecipe.
Cosa succede nel liquido lacunare: alla fine della catena vascolare, i capillari (capillari fenestrati) filtrano una parte di questo liquido che, diventato plasma, si espande nei tessuti e negli spazi lacunari e si propaga in base alla mobilità che gli è consentita dai tessuti, cioè in modo proporzionale alla loro libertà di scivolare uno sull’altro, all’assenza d’aderenze, cicatrici, fibrosità e addensamenti.
In questo liquido le cellule si nutrono o per osmosi o direttamente e, allo stesso modo, direttamente o per osmosi, eliminano le scorie.
Dunque se questa attività viene impedita, questo campo diventa il luogo di propagazione di fenomeni congestizi o infiammatori e infettivi.
Quale importanza abbia questo in un lavoro drenante (linfodrenaggio) o in un massaggio davvero efficace per la cellulite, è intuitiva.
Inoltre vari autori sostengono, supportati da adeguati studi che la circolazione energetica degli agopuntori altro non sia che questa circolazione, così come i punti dello shiatzu e dell’agopuntura, altro non siano che i punti di sovrapposizione e incrocio dei piani fasciali.
E dunque la valenza di questo lavoro si incrocia, supporta o sostituisce quella di altri metodi.
Mantenere la fascia libera da restrizioni è dunque fondamentale per la qualità della vita.
Per non entrare nel campo delle patologie, cosa che non ci compete, possiamo dire che certamente viviamo anche con il mal di schiena, i dolori articolari, la cellulite, le aderenze tissutali da cicatrici o cattiva nutrizione o errate attività, ecc..
Ma il nostro campo vitale si restringe.
Spesso cerchiamo in motivi psicologici o strettamente medici il motivo dell’insonnia, di una mobilità inadeguata o dolorosa, della cellulite, ecc., mentre la ragione può risiedere semplicemente nella tensione dei nostri piani fasciali, nei tessuti che si sono ‘incollati’ o fibrotizzati a causa di cattiva alimentazione, attività sportive intense o errate, gesti quotidiani lesivi, cicatrici, e via dicendo.
Purtroppo l’essere umano risponde al concetto di complessità e, anche quando risolte le cause a monte come ad esempio la cattiva alimentazione o l’inadeguata attività, non serve liberare la fascia in un distretto corporeo dato che la tensione viaggia lungo questa rete globale e si insedia altrove.
E nemmeno serve lo stretching da solo, anzi, lo stretching ‘sportivo’, quello che comunemente vediamo fatto, con posture mantenute poco, respirazione non specifica, magari addirittura a piccoli rimbalzi, è un rinforzo alla situazione.
Lo spiegava bene F. Mézières quando diceva “si allunga solo ciò che già può allungarsi”: come un elastico vecchio il tessuto si allunga nei punti sani, cioè dove non serve, mentre là dove è deteriorato, nella migliore delle ipotesi non succede nulla.
Faremo delle bellissime asana yoga o delle splendide spaccate ma tutte a carico di quel pezzo che ha potuto allungarsi, probabilmente extraestendendolo e andando verso il disequilibrio.
L’approccio dunque deve necessariamente essere:
1. globale.
2. meccanico su tutto tessuto.
3. esteso soprattutto sul tessuto profondo, quello che non è raggiunto dalle tecniche più in uso.
4. accompagnato ad un lavoro educativo – percettivo di consapevolezza.
Tecniche come il Deep Massage, rispondono esattamente a questo.
Solo una volta libera la catena muscolare può essere mantenuta efficiente dallo stretching che deve essere leggero, lento, ossigenato da una respirazione specifica e tenuto per un tempo lungo, secondo parametri che devono essere soggettivamente individuati.
IL SISTEMA NERVOSO
Per capire l’importanza del Deep Massage del tipo di lavoro e degli effetti a vasto raggio è importante conoscere alcuni dati del nostro sistema nervoso.
In un corpo dove la struttura presenta restrizioni di qualsiasi ordine, tipo e grado, dove ci sono quindi addensamenti, tensioni, accorciamenti (fino all’ ipertrofia degli sportivi) non è in gioco solo la pura biochimica legata alla fascia ma anche tutto il sistema neurologico legato ai recettori che significa anche psico-neurologico. Ed ecco che abbiamo aperto una grande porta su un’ ottica più ampia.
La fascia è sede di innumerevoli punti neurologicamente significanti, molti noti e molti assai poco studiati.
Questi operano per via diretta ma anche indiretta.
Per via diretta inviano al SNC informazioni di ogni tipo: dolorifiche, di peso, di calore, di tensione, ecc. ma anche impercettibili informazioni metaboliche.
Per via indiretta:pensiamo che la fascia è unita all’ epidermide attraverso tratti fibrosi. Ora la pelle è un organo che informa il SNC sul senso del corpo nella stasi, nello spazio, nella cinesi ed è assai sensibile al ritiro che percepisce e che le viene trasmesso.
I recettori più importanti (o per essere precisi, i più conosciuti) sono suddivisi in:
esterocettori, localizzati sulla superficie del corpo o in prossimità di essa;
enterocettori, localizzati all’interno del corpo;
propriocettori, localizzati nella struttura muscolo-tendinea e nelle articolazioni.
L’apparato locomotore possiede dei propriocettori generali che sono organi di senso stimolati dai movimenti delle fibre muscolari e delle articolazioni. Questi c’informano anche sullo stato delle tensioni muscolari, sulla direzione e posizione del corpo rispetto allo spazio e sulla posizione spaziale dei singoli segmenti del corpo.
Sono il punto di partenza delle vie afferenti (cioè che portano gli stimoli verso il cervello) per i riflessi che regolano la postura ed il tono muscolare. I più importanti sono:
– I fusi neuromuscolari si trovano nelle fibre muscolari dentro le fibre intrafusali. Sono posti in parallelo tra le fibre muscolari e registrano i cambiamenti di tensione delle fibre dando informazioni, durante la contrazione, sulla velocità e ampiezza dello stiramento. Sono quindi misuratori di lunghezza e di velocità. Se il muscolo viene contratto si pongono a riposo inviando stimoli blandi al sistema nervoso centrale. Quando, invece, il muscolo viene allungato repentinamente si allungano generando potenziali di azione di frequenza crescente che causano una immediata risposta di tipo contrattile delle fibre (riflesso miotatico fasico).
[Nota. I fusi hanno un ruolo importante nel mantenimento della postura in quanto garantiscono il tono ottimale dei muscoli della statica.]
– Gli organi tendinei del Golgi sono posti in serie nella parte tendinea che si dirama dal muscolo. Il loro compito è quello di fornire informazioni sulle modificazioni della tensione (forza di contrazione) e reagiscono allo stiramento producendo un rilasciamento del muscolo (riflesso inverso da stiramento). In sostanza, proteggono le fibre muscolari da possibili lacerazioni dovute ad un’azione troppo brusca e violenta. La loro reazione si scatena dopo 6-8 secondi dall’inizio della tensione.
– I recettori di Pacini ed i corpuscoli di Ruffini sono situati all’interno delle capsule articolari. Danno informazioni sulla ampiezza, velocità e senso del movimento
Tuttavia quando il muscolo viene teso eccessivamente o con eccessiva velocità (eccessiva rispetto allo stato del muscolo, alla capacità dei legamenti di actina e miosina di attivarsi) ecco che essi inviano, al midollo spinale ed al SNC, informazioni relative alla velocità e all’ampiezza dello stiramento al quale sono sottoposte le fibre muscolari.
E in questo caso il SNC risponde col Riflesso inverso da stiramento o riflesso miotatico inverso o stretch reflex allo scopo di proteggere il muscolo da lesioni ed evitare un ulteriore pericoloso allungamento
Per queste strade, vere e proprie vie di comunicazione con passaggi, svincoli, cancelli e segnali, il SNC riceve informazioni propriocettive che sono importanti sia per la propriocezione in sé ossia la percezione di sè come elemento nello spazio, organizzato, completo e capace di.. sia per il il costituirsi ed il permanere a livello cerebrale di quello “schema corporeo” che è poli la sede di questa unità-integrità.
Il Deep Massage perché sia efficace, deve essere condotto secondo dei parametri tecnici che rispettano lentezza e profondità, per poter inviare segnali adeguati a questi recettori conditio sine qua non per l’esito del lavoro.
Un massaggio dinamico o che non li rispetti infatti stimola i fusi neuromuscolari e, quindi ottiene la risposta contrattile del muscolo. Calma il dolore non perché seda e rilassa ma perché va nel senso della lesione, ossia accorcia ancora di più.
Con il Deep Massage invece, grazie al lento e profondo stiramento, i fusi neuromuscolari non inviano segnali contrattili al muscolo mentre gli organi tendinei del Golgi inviano segnali di rilasciamento
Il fattore stress
Dobbiamo a Selye uno studio approfondito dello stress e di come le tensioni muscolari diventino tensioni psichiche.
Sono basilari, a tal proposito, le intuizioni riportate nel testo “Lo stress della vita”, pubblicato nel 1956, secondo cui lo stress è uno stato fisico aspecifico, che induce patologie nell’uomo con le relative conseguenze e sottolinea che la causa principale della sindrome da stress è da ricercarsi proprio in un’alterazione del tessuto connettivo e, in particolare, delle fasce,cosicché stress ingaggia stress in una catena infinita e degenerativa
Dopo situazioni di stress, la maggior parte degli individui manifesta, a livello inconscio, i propri disturbi assumendo posture goffe, irrigidendo o curvando la schiena e, intuitivamente, cerca di alleviare questi disturbi “riposando”. Essi parafrasano questa situazione con le espressioni “affondare”, “lasciarsi andar giù”, “sdraiarsi”.
Tuttavia, nonostante l’interesse generale suscitato dallo studio di Seyle, non si mise a frutto quel bagaglio di conoscenze scientifiche che avrebbe potuto accrescere lo stato di benessere psico-fisico dell’individuo e nessuno ha tratto la logica conclusione che un corpo disallineato fatica a portarsi in giro, utilizza tutte le proprie energie per mantenere la postura, arriva a sera spossato, molto più stanco di ogni altra persona e alla fine la fatica sarà non solo fisica ma anche psichica.
Invece, al contrario hanno imputato molto più facilmente lo stress a nebulose situzioni psicologiche, senza vedere che psiche e corpo sono vasi comunicanti a doppio senso di direzione.
La caratteristica di un corpo irregolare è una mancata cooperazione dei muscoli: gli estensori non allungano e i flessori non flettono quando viene loro chiesta una spesa di fatica, con la conseguenza che la fatica sarà solo maggiore se l’uomo vuole anche solo raccogliere una matita da terra.
Nel caso della matita durante il movimento di flessione, i flessori oppongono bruschi movimenti di resistenza anziché allungarsi lungo la colonna vertebrale e possiamo andare es. verso un “colpo della strega”.
Ripristinare un corpo nel suo asse, permettergli di utilizzare il movimento con una fatica ragionevole,richiede ben più che un allungamento muscolare di un’area localizzata.
Se la tensione è presente da lungo tempo, liberarla localmente, anche se è il punto originale dell’impatto traumatico, non allevia realmente, può sì cambiare e il cambiamento è molto gradito da parte del soggetto ma sarà certamente temporaneo.
Liberare il movimento in un corpo irregolare presuppone occuparsi di una realtà viva riguardante la struttura fasciale in toto dell’individuo.
Un funzionamento efficace, continuo e spontaneo della macchina energetica che noi chiamiamo uomo, richiede che tutte le parti vitali della macchina siano libere di muoversi reciprocamente.
Un alleggerimento fondamentale dello stress presuppone l’allineamento verticale dei centri di gravità maggiori (testa, torace, pelvi),ogni elemento fasciale deve diventare resiliente, indipendente e partecipare a tutto il quadro, libero di utilizzare l’appropriato movimento.
La struttura nell’uomo, in stazione eretta, può essere analizzata in termini di linee orizzontali e verticali: es. la spina iliaca antero – superiore o il centro della rotula devono riposare su una linea orizzontale, l’orecchio allinearsi con il tallone, ecc.
Nella misura in cui il corpo corrisponde a questa direttiva, lo consideriamo bilanciato.
Un corpo bilanciato si muove lungo linee rette.Si sente leggero, come se stesse fluttuando sopra la terra, sta sperimentando il supporto gravitazionale, che non lo tira più verso il basso.
Liberato da questa tendenze, il carico negativo della gravità sembra trasformarsi in un innalzamento che sostiene. L’individuo esprime un gioioso riconoscimento della direzione che definisce “su” e “in alto”.
Il lavoro manipolativo attuale con la fascia ricorda la cipolla: strati dentro altri strati.
Gli strati più profondi possono essere raggiunti solo se i più superficiali perdono la loro rigidità, che è la firma dello sbilanciamento. Con qualsiasi pressione manipolativa avviene uno stimolo di energia meccanica, ma se la nostra pressione manipolativa è disegnata per far slittare la posizione della fascia nella direzione richiesta dal nostro progetto, ossia una struttura normale, lo stimolo energetico diventa ottimale (per la situazione che abbiamo di fronte).
Nella misura in cui questo avviene, si ottiene sollievo allo stress .
Se lo stress fisico riflette sofferenza emozionale; il sollievo dalla compressione fisica influisce marcatamente sulla infelicità emozionale.
Questo lavoro seguito da un programma che stimoli un modello di movimento più positivo, crea un grado di benessere nell’individuo, che egli trova notevole.
Per la persona, non ci sono dubbi che lo stress è risolto.
Egli definisce se stesso “aperto” e sono iniziati i mutamenti nella coscienza.
CENNI DI POSTURA
Muscoli posturali
Li dividiamo in muscoli di resistenza , muscoli di potenza e ubiquitari
Sono di resistenza e quindi maggiormente soggetti a retrazione
Trapezio superiore
Sternocleido
Elevatore d.scapola
Grande pettorale superiore
Flessori del braccio
Quadrato.d.l.
Erettore della colonna
Obliqui
Ileopsoas
Tensore della f.l.
Retto femorale
Bicipite femorale
Adduttori
Piriforme
Flessori del ginocchio
Semitendinoso
Sono di potenza e quindi soggetti a disuso, debolezza, lassità
Paravertebrali
Estensori dell’ arto superiore
Grande pettorale basso
Trapezio medio e inferiore
Romboidi
Gran dentato(serrato?)
Retto addominale
Obliqui (in parte)
Glutei peronieri
Ubiquitari (secondo l’uso)
Diaframma
Scaleni
Questa distinzione non è particolarmente importante ma solo utile a capire perché troviamo più tensioni in alcune zone invece che altre.
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L. D. per cortesia se copiato o anche solo rielaborato, rispettare il diritto di citazione (autore/link)
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