Certificazioni

Ci passano e pubblichiamo in attesa di rivederlo
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Aspetti europei dei percorsi e delle certificazioni.
Le nuove norme CE in ottemperanza all’ accordo/trattato di Lisbona.
1. Il doppio canale.
In Europa da tempo la scuola di base è a due binari: da un lato esiste quella che prepara all’ Università (licei, istit. tecnici industriali, ecc) e dall’altra quella che prepara al Professionale demandate alle Regioni: es. estetica, ristorazione, ecc
Quello che ci interessa è il Professionale.
2. L’alternanza.
Il Professionale non è più fatto da solo tempo di scuola-banco-lezioni-compiti ma anche pratica (stages, tirocini, esperienze lavorative, ecc.) validi ai fini formativi, ossia un interscambio continuo fra scuola e lavoro cosicchè, da un lato forma la scuola, e contemporaneamente, dall’ altro forma l’esperienza.
Significa es. che il mio lavoro presso la ditta xy mi viene riconosciuto tanto quanto le ore passate in un banco.
3. Gli step scolastici
dal 27 dicembre 2006: l’obbligo dell’ istruzione è di dieci anni
dal 22 agosto 2007: l’istruzione deve arrivare a fornire delle competenze
dal 6 agosto 2008: l’obbligo dell’ istruzione risiede, oltre che nel percorso scolastico, nei percorsi lavorativi e professionali
Il Quadro europeo dei titoli e delle qualifiche prevede dei livelli di professionalizzazione che sono questi a seguire.
1°ciclo è costituito da 3 anni:un biennio di formazione generale di base + un terzo anno di qualifica professionale.  Alla fine si ha una cosiddetta “qualifica di 2° livello“.
A questo punto si può:
a) aggiungere un 4° anno e arrivare alla “qualifica di 3° livello”
b) si può accedere al 2° ciclo
2° ciclo: prevede da 1 a 3 anni di formazione tecnica avanzata per una “qualifica di 4° livello” da alcuni detta “post-qualifica” in quanto successiva alla prima. Con un 5° anno di frequenza si può accedere all’ Università o altra formazione analoga.
[praticamente hanno spezzettato le Professionali per permettere di avere ad ogni step certificazioni spendibili nel mercato del lavoro. Di fatto hanno creato l'immensa forza lavoro degli stagisti-tirocinanti ossia manovalanza gratuita di basso o nullo costo e bassissimo livello formativo ]
4. Gli standard
Questi step devono rispettare gli SFM =standard formativi minimi (= il minimo che uno deve sapere per ottenere una certificazione) divisi in formativi, professionali e di riconoscimento e l’apprendimento è valutato per verifiche lungo l’arco degli studi. Viene cioè a mancare  un esame finale. (in teoria poi in pratica si vede che quasi ovunque le scuole l’hanno mantenuto)
5. La competenza
Non sarà più qualcosa che si ottiene automaticamente ma qualcosa di più: saper operare al meglio in quel contesto lavorativo e sociale. vale a dire che viene valutata la persona nel complesso per quello che sa fare, per come si integra nel lavoro, ecc. La competenza è certificata attraverso l’”attestato di competenza”
6. Le certificazioni
Consiglio del 16 luglio 1985 n.85/368/CEE e successive modifiche ed integrazioni: è il testo di riferimento.
Le certificazioni diventano un vero e proprio “sistema di certificazioni” attraverso il quale viene raccolto e reso facilmente leggibile cosa la persona sa e sa fare, quali le sue competenze sia scolastiche che lavorative, con tutte le esperienze formative e le abilità COMUNQUE acquisite.
Questo sarà spendibile sul mercato del lavoro nazionale e comunitario.
In sostanza è come portarsi dietro un curriculum certificato e bollato.
7. Il Portfolio.
E’ la raccolta e documentazione dei lavori fatti, la dimostrazione delle competenze acquisite, la storia delle proprie abilità: parlando fuor di burocratese aulico son consegnati allo studente tutti i compiti e le verifiche e i lavori fatti.
8. Il libretto formativo
Tutto questo si traduce nell’ avere un “libretto formativo” ossia un book nel quale vengono scritte le competenze (art. 2 del d.lgs 276/03 e secondo quanto definito nell’Accordo in C.U. del 14 luglio 2005) e che accompagna la persona per la vita.
l libretto è la certificazione finale di quanto uno sa e sa fare, il suo passaporto per il lavoro come es. un tempo il diploma.
9. I livelli europei
Vista la variegatura di formazioni dei vari Stati membri, per permettere il diritto di lavoro ovunque, esistono strumenti come Europass o o il “Quadro Europeo delle Qualifiche per l’apprendimento permanente”. Sono criteri, indicatori e parametri che permettono di “mettere in trasparenza” saperi ed abilità descrivendo, in termini di competenze, le acquisizioni che stanno dietro ai diversi pezzi di carta.
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